Corpo stellare
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C’è un mondo difficile, dolente, corrotto “notiziari sguaiati, guerre sante, rauchi pifferi”. Ci sono uomini in crisi, allarmati, anime perse nel buio. Ma c’è il fuoco del poeta, alla costante ricerca di qualcosa di inaudito e potente: il lato del mondo “che vale la pena”. Attraverso le parole, Pusterla cerca qualcosa che sta in alto, fossero anche solo scie magnetiche, solchi fra le stelle, non visibili ma vibranti: per usare una sua immagine... “l’ondeggiare della polvere, in controluce. Pulviscolo di consonanti in una scia di vocali”. Qualcosa che si trova nel cuore della terra, oppure la forza rigenerativa del magma, del mare. In generale, una natura terribile (spesso a causa dell’uomo) ma che consola. Insomma, in ogni raccolta di Fabio Pusterla buio e luce, bellezza e devastazione si fondono fra loro. C’è un canto quasi sommesso, o dai toni molto pacati, che si trasforma all’improvviso in una musica celestiale. Come in un quadro impressionista, come fanno certi pittori di scuola veneziana – Tintoretto o Guardi – ci sono puntini bianchi e vibrazioni di colore che emergono con effetti meravigliosi. Corpo stellare, la nuova raccolta di poesie dopo il successo di Folla sommersa, pubblicato nell’ormai lontano 2005, guarda in alto, o anche dentro, o sotto la superficie delle cose. E si distingue per la sua grande purezza e chiarezza, così poco consuete nelle raccolte poetiche dei nostri giorni.
Fonte: Marcos Y Marcos
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