Il monumento
Pur nella varietà dei toni, delle forme, degli esperimenti, la poesia di Strand sembra governata da una potente forza centripeta, e proprio per questo ci comunica un’idea di saggezza. Passano gli anni, si accumulano i manoscritti e i testi pubblicati, e i nodi che si cercano di sciogliere rimangono sempre gli stessi. Da questo punto di vista, non è esagerato dire che Wallace Stevens ha trovato in Strand il suo erede più degno e affine.” Emanuele Trevi “La sua poesia, dopo la scomparsa di Lowell e di Merrill, accanto a quella di Ashbery, di Simic, dà senso al meglio di quanto la lingua inglese d’America possa esprimere, anche nel confronto con la prosa sia pure vertiginosa di Philip Roth, di Don DeLillo o di Russell Banks e Alice Munro.” Enzo Siciliano “Uno dei maggiori poeti di lingua inglese, propone temi antichi in modi nuovi, e parte dal minimo di esistenze normalmente inquiete ed infelici.” Goffredo Fofi Cosa resta di un autore dopo la sua morte? Cosa vuole che si sappia di lui? Mark Strand, uno dei più riconosciuti poeti viventi, vincitore del Pulitzer, nel 1978 pubblicò un libro in prosa, ma con lo spirito e la leggerezza della poesia, nello stile e la forma di una raccolta di racconti. Un piccolo testo diventato di culto, e mai uscito in Italia in cui Strand con struggente geometria indaga il rapporto tra morte e poesia, tra vanagloria e umiltà. Un classico della letteratura contemporanea americana sul destino dei grandi scrittori e le loro paure.
Fonte: Fandango libri
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