Zoo col semaforo
Sconto bonus 5% Farm market
| Assaggi, interviste, recensioni, eventi | Dimensione |
|---|---|
| Leggi un anteprima del libro (concessa in esclusiva da Nutrimenti) | 44.4 KB |
Provincia di Caserta, giorni nostri. La vita di Carmine e quella di Salvatore si incrociano drammaticamente. Carmine, settantenne, gestisce quattro campi da calcetto e non ha più niente da chiedere alla vita perché è vedovo e consuma il suo tempo nel dolore per la perdita del figlio adolescente vent’anni prima. Il suo rituale della memoria consiste nel leggere e rileggere un manoscritto e nel tener pulito un tratto della tangenziale Napoli-Aversa – un’autentica terra di nessuno – dalle carcasse dei numerosi animali che ogni giorno trovano la morte. Quel tratto deve essere lindo, splendente. Lì c’è una lapide in memoria di suo figlio, perché è lì che è morto, azzannato da un pit bull. Ed è sempre un pit bull a dare origine ai guai di Salvatore. Salvatore – che in verità si chiama Slator perché è albanese e in Italia vive da clandestino – lavora in un negozio di animali e un giorno, accidentalmente, il suo fidato e mansueto pit bull attacca il figlio di un tipo poco raccomandabile. Salvatore non può passare inosservato, non può nascondersi. Ha una malattia che gli ha deturpato metà del volto. Incolpevole e incredulo, accetterà l’epilogo della sua esperienza con commovente remissione. Paolo Piccirillo, con un tocco e una sensibilità che ricorda il giovane Rodari e il Calvino più intimista e con una prosa che non strizza l’occhio alle mode, ci regala un intenso romanzo che è insieme una storia esemplare della provincia più verace e problematica del paese e un bestiario che si inserisce in quel filone segreto della letteratura che riflette sugli animali per riflettere sull’uomo, il grande assente, l’osservatore distratto.
- Login o registrati per inviare commenti





