L'anno delle ceneri
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Il fatale destino di un amore impossibile, quello tra Masino e Ninetta, s’innesta in un lungo racconto delle origini, in un anno di svolta, il 1948, a Palermo, crocevia e snodo d’interessi e traffici che si protraggono nel presente. Il tessuto connettivo della borgata di Buon Riposo riflette l’Italia di oggi: gli affa rucci e gli interessi di miseri e capetti, la contrapposizione destra-sinistra, l’ingerenza della chiesa e degli americani, e la legge non scritta che tutto ciò non deve cambiare. Che l’oracolo è una condanna. E sulle ceneri della civiltà, dell’ideologia, delle credenze che hanno spesse e profonde radici nel mito, aleggia la voglia di rinascita, necessariamente altrove, e domina il racconto perché come dice Nofrio, il vecchio del ponte Ammiraglio, “raccontare è ricordare, dare la vita, salvarsi”. Con questo romanzo d’esordio, sostenuto e incoraggiato da Vincenzo Consolo, Schillaci porta avanti una personale ricerca delle origini in cui la componente socio-politica e quella magico-esoterica si intrecciano senza soluzione di continuità, sullo sfondo della Sicilia del dopoguerra. Questa riscoperta dell’identità ancestrale parte dall’assunto che ogni fine sia inscritta nelle origini, e viceversa; con le parole di Nofrio: “Dov’è cenere fu fuoco”. E nel libro la cenere diventa emblema e simbolo: cenere di una civiltà, quella magico-religiosa, e di un’ideologia, il comunismo. Ma è anche cenere di un amore, quello per Ninetta, e di un sogno, quello di partire per l’America, in un finale che è l’inevitabile realizzazione dell’oracolo iniziale. Partendo dalla cenere, Schillaci invita ad un viaggio nel passato che non ha niente di nostalgico, ma che è narrazione viva e appassionata di ciò che un tempo fu legno e fuoco.
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